| AFRODITE
Italy
31 Posts Posted - 30/09/2005 : 23:20:38
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Mi piacerebbe intavolare una discussione su quello che sarà il
futuro del "Griko". Se ne parla o quanto meno se
ne sente parlare. Però le voci sono sempre in ordine a idee ed
ipotesi che a me sembrano non trovare alcun beneficio in quanto, corregetemi
se sbaglio, il Griko sta agonizzando. Ormai a parlarlo
sono rimasti solo pochi anziani ai quali auguriamo una lunga vita, almeno
tale che i nostri politici riescano a trovare le giuste soluzioni al
dramma che si sta consumando intorno a noi. E' sicuramente un buon augurio,
in quanto significa che auguriamo a tutti questi anziani di diventare
tutti dei Matusalemme, conoscendo lo spirito costruttivo dei nostri
politici.
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Vedo con amarezza, che la pace corrompe non meno di quanto la guerra
devasti.
SPYDER
18 Posts Posted - 30/09/2005 : 23:52:22
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Vivo a ridosso della Grecìa Salentina, ritengo di conoscere la
problematica per essermi interessato anche alzando la voce con i nostri
politici. Ho sempre creduto sull'importanza reale che ha il Griko
per un maggior sviluppo turistico/culturale del nostro teritorio. ma
non si sa perchè da noi non funziona mai niente. Di miliardi
ne sono stati spesi, basta fare un giro su tutte le attività
organizzate attraverso l'erogazione di fondi pubblici ed europei per
capire quanti soldi sono caduti nell'area grecofona, senza però
riuscire ad ottenere risultati. Voglio solo auspicare che siano stati
sbagliati i progetti e non altro, visto i risultati ottenuti. Il Griko
sta agonizzando come ha detto Afrodite, alla quale desidererei ribattere
con ardore il contrario, ma non so come fare e a che appigliarmi. La
realtà è amara, triste, tragica. Io non vedo vie d'uscita.
E quel che è peggio è notare ormai una dilagante assuefazione
all'idea che questa lingua debba muorire e forse qualcuno auspica che
muia al più presto. Altre realtà locali diverse da quelle
salentine hanno saputo dare un impulso più rigoroso e dinamico,
noi invece apaticamente abbiamo solo atteso la fine. Una fine che putroppo
è inesorabile. Gli anziani prima o poi la natura farà
il suo corso e non venendo più parlato dai giovani, anzi questi
si vergognano pure di tale eredità culturale. A questo ci ha
portato l' attività posta in essere a tutela e salvaguardia,
e quindi un grazie va a tutti i nostri operatori e sosprattutto ai nostri
politici lungimiranti s straordinariamente attivi e capaci.
Vedi quello che sta succedendo oggi con il tarantismo. Beh questo è
un altro problema.
ELPIS
36 Posts Posted - 01/10/2005 : 10:51:52
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Una delle tesi "ciambella di salvataggio" è riveniente
da quanto citato dalla relazione, peraltro riportata prorpio in questa
Are dedicata alla Grecìa Salentina, del Prof. Salvatore Sicuro,
che io ho avuto modo di conoscere personalmente in occasione di un seminario.
Per comodità riporto la parte più saliente invitando a
leggere il testo integrale:
"Nell'Europa multilingue che si sta faticosamente edificando e
che richiederà ai nostri figli e nipoti la conoscenza di più
lingue, noi grecofoni siamo tra i cittadini italiani quelli più
favoriti nell'apprendimento del neogreco. Proprio per
queste lungamente meditate considerazioni i cultori del grico hanno
chiesto ed ottenuto dal Governo della Grecia la presenza e l'aiuto nelle
nostre scuole di insegnanti greci. Purtroppo non tutti hanno compreso,
anche per difetto di informazione, quanto sia importante per noi grichi,
salentini e pugliesi la conoscenza del neogreco. Molti gricofoni, o
aspiranti tali, non si rendono conto che il grico, da solo, conduce
all'isolamento; che le giovani madri di oggi, a differenza delle loro
nonne, non hanno come unica lingua il grico. Le giovani insegnanti di
grico, che hanno frequentato un corso di pochi mesi, anche se lo capiscono,
non lo parlano abitualmente e nella maggior parte dei casi non ne conoscono
la grammatica.
Non a caso nelle scuole della Val d'Aosta si insegna il francese e non
il dialetto gallo-provenzale, nella Venezia Giulia lo sloveno, nell'Alto
Adige il tedesco e non il dialetto tirolese delle singole valli. Perfino
nel Trentino italofono è obbligatorio l'insegnamento del tedesco
come prima lingua "straniera"."
APHEA 
Italy
380 Posts Posted - 01/10/2005 : 11:04:10
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Ringraziamo Afrodite per l'interessante quanto realistica discussione
su un tema di grande attualità. Vorrei solo richiamare l'attenzione
su una precedente discussione "Salviamo il Griko
della Grecìa Salentina" che sarebbe utile consultare. Gli
eventuali messaggi che vorrete immettere, sarebbe gradito continuare
ad inserirli in questa discussione, solo per uniformità, Grazie.
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"Anche gli Dei si arrendono di fronte alla stupidità degli
uomini."
"Gli intelligenti hanno fatto il mondo, gli stupidi ci vivono alla
grande."CARLO
164 Posts Posted - 01/10/2005 : 12:15:53
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Riporto per una consultazione, riflessione e constatazione dello stato
dei lavori in materia di attività svolte a fovore delle lingue
minotirtarie l'intervento dell'Avv. Manera nel Convegno tenutosi nel
2004 con il seguente tema:
Le lingue minoritarie nella scuola e nella pubblica amministrazione
in Italia:
obiettivi e interventi realizzati dalle collettività locali
Secondo incontro delle minoranze linguistiche in Italia e seminario
follow-up della convenzione quadro sulla protezione delle minoranze
nazionali.
Atti del convegno tenutosi nella sede del Dipartimento per gli Affari
Regionali via della Stamperia, 8 Roma, 16 marzo 2004
A quattro anni dalla entrata in vigore della legge 15 dicembre 1999,
n. 482, riguardante la tutela delle minoranze linguistiche storiche
insediate nel territorio nazionale, il Ministro per gli affari regionali,
nello spirito della delega conferitagli dal Presidente del Consiglio
dei Ministri in tale materia, ha promosso un convegno con lo
scopo di verificare i risultati raggiunti in ordine alla valorizzazione
e promozione delle lingue e delle culture minoritarie.
Accogliendo, inoltre, la richiesta avanzata dal Comitato consultivo
di Strasburgo per la Convenzione quadro sulla protezione delle minoranze
nazionali, il convegno ha ospitato anche il Seminario follow-up sull’applicazione
di detta Convenzione nel nostro Paese. Tale circostanza ha senz’altro
valorizzato l’evento, tenuto conto che gli interventi dei relatori
sono stati svolti nell’ottica di fornire delle risposte alle osservazioni
formulate da detto Comitato in merito alla prima Relazione resa dall’Italia
sulla attuazione della Convenzione.
AVV. MASSIMO MANERA - Regione Puglia
Il “griko” – lingua di origine greca – è
parlato in Puglia, nell’area della cosiddetta “Grecìa
Salentina”, un territorio formato da nove Comuni (Calimera, Castrignano
dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano,
Soleto, Sternatia, Zollino) per una popolazione complessiva di circa
43.000 abitanti. Tali comuni sono
geograficamente vicini e confinanti tra di loro al punto da formare
un’isola all’interno della Provincia di Lecce.
È propedeutico ad ogni analisi e considerazione soffermarsi brevemente
sull’intrinseca peculiarità della lingua “grika”
quale idioma con valenza storico-culturale e non etnica e sul “bilinguismo
imperfetto” che da ciò ne consegue. La nostra lingua deve
considerarsi una fondamentale testimonianza della storia di
questa terra e, più in generale, della storia del Mediterraneo.
Essa costituisce il momento più vivo nel presente dei bi-millenari
rapporti tra la terra salentina e la Grecia, distante solo poche miglia
di mare al di là del canale d’Otranto.
Non è, né può in alcun modo essere considerata,
come una lingua espressione di una comunità etnica che, portatrice
di storia cultura valori tradizioni differenti, rappresenti un enclave
distinto all’interno della società e del territorio salentino.
Essa, al contrario, costituisce al tempo un legame con civiltà
passate ed uno
straordinario ed attuale fattore “identitario”. Rappresenta
un forte diritto di cittadinanza nella società globalizzata del
terzo millennio. Là dove l’essere cittadini dell’intero
Pianeta, paradossalmente, affievolisce l’identità personale
di ognuno (il mondo è troppo grande per ciascuno di noi) l’esistenza
di una lingua (minoritaria) con le caratteristiche storico-culturali
come innanzi illustrate fa maturare un nuovo e più forte diritto
di cittadinanza (potremmo quasi dire un diritto di appartenenza –
a questa terra)
straordinario per la formazione e l’affermazione spirituale e
civile di ognuno.
La lingua “grika” diventa un vettore della “linfa”
socio-culturale dalle sovrastrutture di questo territorio alla personalità
individuale e collettiva.
Tale premessa, seppur sommaria e stringata, è fondamentale per
comprendere l’attività che abbiamo svolto qui nella Grecìa
Salentina così come per comprendere i rilievi critici che muoviamo
alla legge ed al suo regolamento.
Dunque, nella Grecìa Salentina (così come in tutte le
minoranze linguistiche del Sud d’Italia nonché di alcune
del Nord) non esiste il bilinguismo tipico delle realtà “etniche”
di alcune zone di confine del nostro Stato dove convivono nello stesso
contesto territoriale cittadini di lingue differenti.
Da qui l’assenza, nella nostra area, del problema di rendere tutti
i cittadini uguali di fronte allo Stato, agli Enti ed alle Istituzioni
pubbliche affrontato e regolamentato dalla legge 482/99.
Fondamentale, invece, l’attività volta alla salvaguardia
ed alla tutela della lingua grika. Il problema principale qui, infatti,
è costituito dal rischio della scomparsa dell’i Dipartimento
Affari Regionali per gli PCM_imp_(1-128b)xp5 04-05-2005 9:47 Pagina
44
dioma. Essendo estinta la società – quella contadina –
di cui la nostra lingua era l’espressione più autentica,
il rischio della consunzione della lingua è concreto, reale ed
attuale.
L’impegno decennale delle nostre amministrazioni comunali, oggi
riunite nell’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina,
è tutto rivolto verso questi obiettivi:
rendere attuale la lingua, farla conoscere e parlare dal più
alto numero possibile di cittadini.
È necessario rendere “moderno” il griko, trarlo fuori
dalla “marginalità sociale” in cui era caduto. Far
comprendere che esso non impedisce la socializzazione in una società
come la nostra, che non è in competizione con la lingua ufficiale,
l’italiano, né
con l’inglese.
Da qui è iniziata la nostra attività. Il griko essendo,
come già detto, la lingua delle classi minori non era una lingua
scritta, bensì solo orale. Ciò costituiva il primo e più
importante impedimento alla sua salvaguardia. Pertanto, era necessario
scriverlo, codificarlo.
Abbiamo iniziato, così, una intensa attività di studio,
di ricerca, di confronto scientifico che ha portato ad una corposissima
attività editoriale. Sono stati scritti vocabolari, grammatiche,
studi storici, filologici, linguistici. Al punto da costituire una
biblioteca per ogni classe di tutte le scuole dei nostri comuni.
Tale impegno è stato possibile grazie a risorse finanziarie messe
a disposizione dalle Amministrazioni locali, dalla Provincia di Lecce,
dalla Regione Puglia e, soprattutto, grazie ai fondi comunitari del
programma “INTERREG 2 – ITALIA / GRECIA” degli ultimi
anni novanta.
Si è dovuto procedere ad una vera e propria “campagna di
marketing” territoriale e linguistico. Era necessario far comprendere
a noi stessi ed ai nostri concittadini che la lingua e la cultura grika
non erano un residuo museale (o peggio, cimiteriale) di un trapassato
remoto, bensì una risorsa attuale di sviluppo sociale, culturale,
economico.
Le attività, cosiddette effimere, il teatro, la musica, i linguaggi
artistici, ci hanno aiutato moltissimo in questo sforzo.
A Calimera si organizza una rassegna del libro per ragazzi, “Piccoli
lettori crescono”, con una importante sezione dedicata ai libri
per l’infanzia scritti e pubblicati nelle varie lingue minoritarie
di tutta la nostra penisola.
A Melpignano ed in tutti i Comuni della Grecìa Salentina, nel
mese di agosto si tiene il “festival la Notte della Taranta”,
un festival di musica in lingua grika (con presenza di gruppi musicali
anche delle altre minoranze) che ha visto nel 2003 una presenza di oltre
centomila spettatori ed oltre cinquanta tv collegate in diretta da tutta
Italia nonché la trasmissione dell’evento via satellite
per i Paesi Europei e per quelli che si affacciano nel Mediterraneo.
Attività queste che hanno inciso profondamente nella coscienza
dei cittadini, non solo della Grecìa ma di tutto il salento,
facendo maturare la consapevolezza della modernità, dell’importanza,
dell’attualità di una lingua minoritaria come quella Grika.
Nell’anno 2000, con fondi provenienti dal programma “Interreg
2”, abbiamo attivato i primi corsi di formazione per insegnanti
di griko rivolto a venti nostri giovani.
La legge 482/99, finanziando i progetti della rete delle scuole della
Grecìa Salentina, ha permesso che si avviasse stabilmente l’insegnamento
della lingua grika nelle scuole inferiori favorendo, così, il
formarsi di questa nuova opportunità occupazionale.
Epocale traguardo raggiunto! Dal quel giorno tutto è cambiato.
Una lingua con cui per secoli si sono espresse le classi “emarginate”
dalla società, negletta dalle classi cosiddette “alte”,
oggi è insegnata ufficialmente nelle scuole pubbliche dello Stato.
Rivoluzione Copernicana, si sarebbe detto un tempo.
Questo processo di attualizzazione e modernizzazione si è sviluppato
anche con uno stretto legame con il mondo dell’informatica e della
multimedialità. Un potente, articolato, complesso sito Internet
(www.greciasalentina.org), le “stanze della Storia” (una
ricostruzione multimediale della nostra storia, ubicata in ogni comune),
il Museo multimediale della “lingua Grika” presso il castello
di Corigliano d’Otranto (il primo ed unico in Italia), cd rom
contenenti viaggi nella lingua e nella sua storia o contenenti vocabolari
e grammatiche.
Abbiamo istituito, grazie alla legge 482/99, il “centro studio
sulla lingua grika” composto da tutti gli studiosi della lingua
con il compito di studiare, analizzare, monitorare lo stato del griko.
Sempre con i primi finanziamenti della legge 482/99 abbiamo attivato
gli sportelli linguistici in ogni comune, una pagina in lingua su di
un quotidiano locale, il telegiornale in griko su una tv della nostra
provincia, una nostra rivista, in collaborazione con l’Università
di Lecce è in corso di attivazione un corso di formazione di
livello
universitario.
Tutta la precedente analisi della nostra realtà linguistica e
culturale, non dissimile dalla maggior parte delle aree di lingua minoritaria,
induce alla considerazione finale – seppur sommaria – di
auspicare una interpretazione ed una applicazione differenziata
della legge 482/99 tra le aree in la lingua minoritaria è espressione
di una etnia e, dunque, di un bi-linguismo perfetto e quelle dove la
lingua minoritaria ha soprattutto valenza storico-culturale. Nel senso
che in queste ultime deve essere valorizzata l’attività,
linguistico-culturale, volta ad incentivare un lavoro di ricerca scientifica,
di divulgazione, di comprensione della lingua anche attraverso l’utilizzazione
di strumenti “indiretti”: editoriali, musicali, teatrali,
informatici, ecc.
Edited by - CARLO on 01/10/2005 12:28:03
MARTA
103 Posts Posted - 01/10/2005 : 17:32:24
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Scusaatemi, ma la discussione forse ha il titolo sbagliato. Come si
può parlare di futuro del griko se questo idioma non lo ha. Si
non ha futuro. Ditemi voi dove lo intravedete e su che cosa dovrebbe
basarsi. La gente non lo parla più, è una reminiscenza
storica rimasta in uso solo a pochi anziani. Pur avendo provato l'insegnamento
alle scuole i ragazzi non lo parlano. çe stesse famiglie lo rifuggono.
Parlare in griko è quasi una vergogna e non si capisce perchè.
Io non sarei tanto cattiva con i politic, le cui colpe comunque sono
sotto gli occchi di tutti, in quanto la situazione era ed è rimasta
grave non tanto per quello che si sarebbe dovuto fare ma perchè
non c'è convinzione nella stessa gente a mantenere vivo questo
idioma. E quando viene meno l'interesse e l'attaccamento popolare non
si potrà mai fare nulla per salvaguardarlo. Attenzione io sono
molto mortificata, anche perchè questa potrebbe essere per noi
o meglio sarebbe potuta essere una vera opportunità economica
e di sviluppo del territorio. Ma contro la natura c'è poco da
fare.
Tranne che qualcuno non abbia qualche bacchetta magica.
FANNY
219 Posts Posted - 02/10/2005 : 11:13:03
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Casualmete mi sono imbattuta nel sito della Comunità Padana (leghisti
per intenderci) dove leggevo un articolo di cui vi riporto uno stralcio
per farvi capire (dico capire perchè proprio di questo c'è
bisogno sopratutto per chi ha orecchie per intendere) che cosa pensano
gli altri del sud, delle sue tradizioni, quando poi noi stessi ce ne
freghiamo alla grande:
Il fervore e l’abnegavione dei partecipanti rimane intenso: si
rivendicano le proprie origini attraverso la propria lingua. Gli studiosi
padani stanno organizzando gruppi di “raccolta” degli idiomi
in pericolo di estinzione, hanno creato un sistema di scrittura che
riflette meglio i suoni specifici delle proprie zone.
Nel sud, l’uso del griko, talvolta con l’alfabeto greco,
? pi? comune dell’italiano.
L’italiano si sta relegando al ruolo di lingua
franca, come secoli fa lo era il latino. E qui si sta manifestando un
fenomeno del tutto sorprendente: l’idioma minoritario serve come
“muro virtuale”, che chiude l’accesso a chi non conosce
la chiave linguistica. I villaggi virtuali sono senza confini geografici,
ma inespugnabili come le antiche fortezze medioevali. E cosµ facendo,
miei cari amici, avete sconfitto il globalismo. Mi congratulo con Voi.
Edited by - FANNY on 02/10/2005 11:14:21
SPYDER
18 Posts Posted - 02/10/2005 : 11:23:32
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Una visione chiara e condivisibile. per quella che è la mia opinione,
riviene da quanto scritto da F. Penza tratto dal sito di £Grikamilume"
che riporto integralmente sperando che possa faci riflettere tutti con
un unico scopo quello della salvaguardia delle tradizioni locali:
La recente legge di tutela delle minoranze linguistiche riconosce finalmente
e soprattutto si propone di valorizzare e difendere la lingua delle
comunità ellenofone storiche italiane.
Sarà dunque possibile salvare il Griko dalla sorte che pareva
inevitabile dell'estinzione?
Negli ultimi anni sono aumentate le pubblicazioni di studi sul Griko
e la lingua si è in parte liberata dal pregiudizio negativo diffuso
fra gli stessi grecanici che la voleva legata ad un mondo arretrato
e misero, inadatta alla modernità.
Tuttavia questo non basterà di certo a cambiarne il destino,
ormai solo i più anziani conoscono il Griko e fra i giovani l'interesse
ad impararlo stenta a decollare.
E' possibile imprimere una svolta a questa situazione? Quale strategia,
quali politiche potrebbero risultare più utili in questo senso?
Quali aspetti della nuova legge si potrebbero sfruttare?
Il primo fronte per un tentativo di rivitalizzazione della lingua non
può che essere la scuola. Oggi il Griko è parte dei progetti
educativi scolastici, tuttavia vi sono obiettive difficoltà.
Da un lato può essere discutibile l'introduzione di insegnamenti
obbligatori di Griko, che molte famiglie affatto convinte della sua
utilità potrebbero rifiutare. Dall'altro è comunque difficile
trovare docenti in grado di insegnare una lingua che fino ad oggi era
stata tramandata solo oralmente nelle famiglie e mai è stata
istituzionalizzata. Per lo stesso motivo la si presta poco all'insegnamento
scolastico (varianti locali e familiari, mancanza di un sistema di scrittura
ufficiale...).
Più comodo per tutti avviare dei corsi di lingua greca moderna,
oggi attivi praticamente in tutte le scuole della Grecìa Salentina,
che tuttavia sono oggetto di giudizi diversi in quanto mentre alcuni
ne sottolineano l'utilità per il riavvicinamento culturale alla
Grecia e di riflesso per il Griko, per altri non fanno altro che accelerare
l'abbandono del Griko.
Altra possibilità è cercare di dare visibilità
alla lingua attraverso la segnaletica stradale, attraverso la creazione
di programmi radiofonici o televisivi, di giornali in lingua grecanica,
tutte iniziative che dovrebbero ricevere aiuti finanziari grazie alla
nuova legge. Da questo punto di vista i tentativi sono stati decisamente
scarsi e probabilmente pesa la limitatezza demografica della popolazione
di lingua grika attuale, soprattutto per quanto riguarda le trasmissioni
radiofoniche e le pubblicazioni. Invece per la segnaletica ci si potrebbe
aspettare una più convinta iniziativa delle amministrazioni locali.
La legge di tutela affida gran parte della responsabilità alle
amministrazioni locali, che tuttavia in Grecìa Salentina hanno
raramente brillato per l'impegno sul campo della difesa della lingua
grika salvo interessarsi a finanziamenti piovuti dall'UE e dallo Stato
per la minoranza linguistica, utilizzati per progetti anche utili e
importanti ma poco incisivi sulla sorte del Griko. Anche lo sviluppo
turistico della regione ellenofona è cresciuto negli ultimi anni
sfruttando proprio la particolarità della presenza del greco
otrantino, aspetto certamente positivo se però sarà associato
ad un impegno forte per la salvaguardia di ciò che attira gli
stessi turisti, la lingua grika e l'ambiente poco contaminato dalla
cementificazione e dall'urbanizzazione selvaggia.
Al di là di ciò che potranno fare lo Stato e le amministrazioni
sarà anche la società civile, i singoli cittadini e le
loro associazioni a determinare la sorte del griko. Non mancano i circoli
culturali e le associazioni che si propongono di valorizzare le tradizioni
ellenofone e molte di esse sono attive nel produrre importanti studi,
favorire gruppi musicali ed organizzare interessanti iniziative. Tuttavia
in genere manca una determinazione ed una convinzione, forse anche una
vera passione per attuare progetti e iniziative specificatamente volte
alla diffusione del Griko nei giovani, in parte anche a causa del fallimento
di passati tentativi come corsi di Griko andati deserti per l'indifferenza
dei compaesani. Non sono pochi coloro che, pur avendo dedicato la propria
vita al Griko, sono ormai rassegnati ad assistere alla sua scomparsa.
Ovviamente vi sono eccezioni importanti, non si può generalizzare,
tuttavia l'invecchiamento demografico dei grecanici e degli amanti del
Griko si traduce anche nella mancanza di spirito combattivo, di voglia
di raccogliere sfide impossibili.
SALVATORE
18 Posts Posted - 03/10/2005 : 09:49:09
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Vedo che qualcuno ha tirato fuori una relazione dell'Avv. Manera. Nel
leggerla sembra che tutto sia andato bene e che per il Griko ci sia
un futuro roseo. Non metto in dubbio la buona fede e l'impegno di manera,
essendo peraltro cittadino della Grecìa Salentina, ma oggi alla
luce del sole penso ci sia molto poco. Tutte le iniziative per le quali
i denari pubblici sono stati utilizzati a fiumi, non mi sembra abbiano
prodotto risultati entusiasmanti. Condivido anche l'opinione di chi
ha accennato che la situazione attualmente grave non dipenda dall'incapacità
politica di non aver saputo realizzare strutture ed inizative idonee,
trattandosi forse più di un rifiuto della stessa gente interessata
a riappropriarsi della propria lingua. Ma forse proprio per questo,
capito ciò, ci si sarebbe dovuti indirizzare verso progetti atti
a solleticare e solecitare l'interesse della gente, facendo rinascere
la gioia e l'orgoglio di appartenere a quel contesto culturale. ora
mi sembra tutto il contrario. I giovani sono lontani anni luce. Non
s'interessano, ogni qualvolta s'instaura un discorso sul griko evitano
ogni confronto ritenendo addirittura inutile parlarne, in quanto non
lo sentono proprio e a volte lo ritengonp anche come un aspetto denigrante.
E' su tutto ciò che si sarebbe dovuto lavorare, utilizzando risorse
specialistiche valide e non le solite manifestazioni di piazza che son
servito solo a far perdere di vista il vero problema.
SALVATORE
18 Posts Posted - 03/10/2005 : 10:02:42
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Solo per mera curiosità vi riporto una piccola parte di un articolo
di Vincenso Santoro relativo alla Notte della Traranta, se ci riflettete
probabilmente la stessa cosa penso anche se con sfaccettature diverse
è avvenuto per il Griko:
"Questo processo però ha comportato il rovesciamento della
situazione iniziale: da un movimento sostanzialmente spontaneo e dal
basso si passa a una situazione in cui a tirare le fila sono alcuni
amministratori pubblici (e une serie di loro collaboratori) che sono
ormai di fatto quasi i portavoce del movimento (anche in questo caso
a volte qualcuno di loro si “allarga”, giungendo quasi ad
attribuirsi la paternità della vicenda salentina)."
Inoltre:
"... ma non possiamo nasconderci che le responsabilità maggiori
ce le hanno le istituzioni. Che – continuando ad usare un linguaggio
mutuato dal lessico dei beni culturali materiali - oltre a dirottare
ingenti risorse pubbliche verso le manifestazioni spettacolari, dovrebbero
farsi carico di costruire politiche più articolate e raffinate,
che promuovano la conoscenza consapevole delle tradizioni locali, magari
cominciando dalla creazione – non più rinviabile –
di strutture rivolte alla ricerca, alla documentazione, alla conservazione
delle fonti. Esattamente come si fa con le chiese, i dipinti, le sculture,
le biblioteche, gli archivi cartacei. E occorre far presto, perché
una parte fondamentale di queste documentazioni proviene da persone
in carne ed ossa, che hanno ancora una conoscenza profonda dei patrimoni
musicali tradizionali, nella loro complessità e differenziazione.
Del resto, la conservazione delle fonti, che si può realizzare
soltanto attraverso un archivio sonoro, è importante sia per
la conservazione della memoria storica, sia perché solo attraverso
un a partire da una conoscenza approfondita dei patrimoni tradizionali
si può ipotizzare un’evoluzione musicale che non sia banalizzante
e che non risponda solo a meri scopi di commercializzazione. Basti pensare,
per andare ad un esempio di oltreoceano, a qual è stato il rapporto
tra la documentazione sul blues e sulla tradizione afroamericana frutto
delle ricerche sul campo (condotte anche dallo stesso Alan Lomax) e
l’evoluzione del jazz e del rock. Quale evoluzione potremo dunque
mai avere se dissipiamo le stesse fonti della nostra ispirazione?"
Ed infine:
"Responsabilità maggiori ha la Provincia di Lecce, che in
questi anni ha investito risorse notevoli sui beni e le attività
culturali (è una delle Province che spende la quota maggiore
di bilancio in questo settore a livello nazionale). Specialmente per
questo Ente valgono i ragionamenti che abbiamo esplicitato in precedenza.
Occorrerebbe investire, oltre che sui grandi eventi, anche su quelle
che potremmo definire infrastruttureculturali. Forse il dibattito aperto
la scorsa estate sulla creazione di una Fondazione Notte della Taranta
intendeva andare in questa direzione, ma questa iniziativa appare ancora
troppo legata alla logica del mega evento (a partire dal nome).
La vera grande assente finora è stata però la Regione
Puglia, che semplicemente ha ignorato il problema (a parte le polemica
sterile e pretestuosa della scorsa estate sulla pizzica di destra o
di sinistra). Questa latitanza è molto negativa, perché
proprio a livello regionale è possibile, utilizzando anche la
potestà legislativa, costruire politiche più organiche
e meno estemporanee.
Altre Regioni si sono mosse con ben altra forza su questi argomenti.
In particolare, mi sembra interessante segnalare il caso del Piemonte,
che ad oggi è l’unica ad avere una legge regionale specificamente
dedicata alla musica popolare, che prevede forme di sostegno sistematico
ai gruppi e alle associazioni che svolgono un lavoro continuativo, raggruppati
in un albo regionale. Ma anche la Sardegna, la Calabria, il Friuli Venezia
Giulia sono casi interessanti, anche perché spesso gli interventi
sulla cultura locale sono connessi a quelli sulle lingue minoritaria
(che come ben sappiamo sono presenti il Puglia nella Grecìa salentina,
nei paesi albanofoni della provincia di Taranto e di Foggia e nei due
paesi due lingua franco provenzale del foggiano)."
Robin
Italy
14 Posts Posted - 06/10/2005 : 20:15:10
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Se è la stessa gente del luogo, dei nove comuni della grecìa
salentina a rifiutarsi di parlare griko. Se sono le
stesse famiglie che invitano i loro figli a non impararlo preferendo
i corsi di inglese, il griko è destinato ad
una irriversibile morte.
Potete fare tutto quello che volete, corsi, seminari, studi, feste di
piazza e quant'altro, ma se la è proprio la popolazione grecanica
che si rifiuta di tramandarlo, non c'è niente da fare. Mettetevelo
bene in testa.
AWHITE
Italy
3 Posts Posted - 08/10/2005 : 13:47:54
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Il Dialetto Griko non ha futuro come lingua viva e
parlata per varie emolteplici ragioni, delle quali ne elenchiamo alcune:
- il numero delle persone che lo conoscono è esiguo;
- le famiglie che ne fanno uso nei colloqui quotidianamente e tra persone
di diverse generazioni sono poche;
- l'area geografica interessata all'isola linguistica in ambito provinciale,
non costituisce, dal punto di vista demografico una entità considerevole.
Gli sforzi fatti per la resurrezione sono lodevoli ma destinati a fallire,
per cui si ritiene che l'energie impiegate per il mantenimento dell'idioma
dialettale, ormai griko-italiano possano essere meglio utilizzate, sempre
in campo culturale, per attività più produttive.
Ciò che si potrebbe e dovrebbe fare riguardo al manetenimento,
la conoscenza e la diffusione della tradizione linguistica del dialetto
"Griko" sono iniziative che vanno indirizzate alla ricerca
e raccolta del vasto patrimonio culturale dell'area ellenofona prima
che sia troppo tardi. Raccolta sistematica di testi di prosa, poesia,
conzoni, usi, costumi e tradizioni rifacendosi a fonti scritte ed orali,
che hanno interessato la vita quotidiana degli avi (attività
religiosa, lavorativa. festività tradizionali e giochi) momenti
più significativi della vita delle persone, quali nascita, matrimonio,
morte.
Dal livello dei risultati di questa ricerca dipenderà la possibilità
o meno di attivare l'attenzione e l'interesse delle future generazioni
a conoscere il passato, a conservare ed a essere fieri della prpria
identità locale.
Una cosa da fare per mantenere vivi i legami culturali e soprattutto
umani col mondo greco è l'attività organica, diffusa e
capillare di sensibilizzazione per orientare le scelte degli studenti
delle scuole medie di 1° e 2° grado per l'apprendimento del
greco moderno come 2^ lingua.
Agli Amministratori locali si chiede di programmare i soggiorni annuali
estivi di ragazzi e degli anziani, a livello di reciprocità con
Enti locali dell'altra sponda, in località della Grecia.
Prof. Antonio Fasiello
Edited by - AWHITE on 08/10/2005 13:48:23
CARLO
164 Posts Posted - 08/10/2005 : 20:58:31
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Egr. prof. Fasiello, ho letto il suo intervento come quello di coloro
che l'hanno preceduta. mentre tutti i precedenti nel più totale
pessimismo intravedono un barlume di speranza, Lei al Griko
ne ha già effettuate l'esumazione.
Attenzione in linea di massima mi sento di condividere la Sua autorevole
opinione, condivido il fatto che mancando una effettiva comunicazione
all'interno del nucleo familiare, la scuola potrà fare ben poco,
specialmente se ad insegnare in qualche circostanza è stato utilizzato
personale non sempre con le necessarie caratteristiche professionali.
Quello di cui mi sento di dissentire è il mesto "de profundis".
Un profetico futuro di coma irreversibile non lo confivido. Sino a quando
ci saremo io e Lei ap apalare del griko, perchè ritengo che anche
lei, aldilà dell'opinione espressa è un attento conservatore
ed estimatore della nostra cultura, la speranza è sempre dietro
l'angolo pronta ad accendere la luce della vita.
Convengo che le numerose iniziative conservatrice non hanno sempre esperito
i successi sperati, è vero che alcune di queste attività
sono state poste in essere più per mero interesse politico o
per miope visibilità territoriale, però noto intorno a
me delle anime interessate ed attente che spero primo o poi possano
coagulandosi creare quella necessaria spinta che possa evitare il catastrofismo
da lei ipotizzato. Sarei immensamente felice un giorno poterle dare
torto, non per una stupida soddisfazione personale, bensì per
aver constatato che l'attuale malato agonizzante, pur se malato non
è arrivato all'Estrema Unzione.
Leilade
Italy
41 Posts Posted - 11/10/2005 : 10:34:35
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Non conosco bene la realtà salentina con specifico riferimento
alla "Grecìa Salentina". Penso che comunque la tutela
di una tradizione linguistica debba essere sempre e comunque salvaguardata.
Non possiamo permettere che baluardi della nostra cultura, elementi
fondamentale su cui si è basato il nostro crescere e divenire
possano andare dispersi o relegati nei meandri di una biblioteca. Plaudo
a tutti coloro che cercano in ogni modo di porre in essere quanto possibile
a tutela e salvaguardia. La mia personale preparazione culturale in
merito è molto esigua, ma sempre interessata a favorire progetti
di conservazione e sviluppo delle tradizione, di qualsiasi parte del
mondo esse siano.
admin 
167 Posts Posted - 12/10/2005 : 10:15:54
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Nel 1989 sulla Rivista giuridica della Scuola - anno XXVIII - fascilo
4-5, l'ispettore scolastico centrale del Ministero della P.I. N.A. CELLI
pubblicò una sua ricerca dal titolo "Salviamo in Puglia
il griko del Salento e in Calabria il greco dell'Aspromonte"Tra
l'altro sottolineava:
Quel che resta dopo trenta secoli di decantazioni e di commistioni,
il greco di Omero, di Saffo e di Pindaro, di Platone e Aristotile, quel
che resta della lingua dei grandissimi poeti e filosofi, abbandonato
a se stesso, talora vilipeso e deriso, senza scuola e senza tutela di
sorta, sta melanconicamente morendo e con esso va estinguendosi il patrimonio
di cultura e di civiltà che vi è sotteso. Onde occorrono
provve4dimenti urgenti e senza altre remore da parte dei pubblici poteri
locali, regionali e nazionali, se si vuole che l'estinzione non sia
totale e irrimediabile".
Queste parole profetiche, dotte e competenti, devono farci riflettere
per capire cosa vogliamo e che cosa dobbiamo fare, sino a che non sia
troppo tardi.
BANNY
Italy
75 Posts Posted - 22/10/2005 : 17:47:14
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L'interlocutore prima di me ha accennato alla relazione del Prof. Celli
datata qualche decennio fa. Celli ne dichiarava la morta presunta, oggi
a distanza di tanto tempo ne stiamo attendendo la morte clinica. In
sostanza non è cambiato niente anzi forse il tempo sta giocando
a sfavore. Quindo vuol dire che tutto quello che è stato fatto
non è stato fatto a seguito di una vera e concreta analisi metodologica
per capire come era meglio muoversi. E se fatta devo dire che che o
è stata fatta male oppure chi l'ha fatto ha presentato un risultato
su una luce non veritiera. Il Griko sta muorendo. Le
varie voci incitanti il recupero vitale non sono sufficienti, quindi
forse decretarne la morte non forse la strada migliore ? Non è
forse meglio ritennerla olrami una cultura sopita, solo da studiare
per capire meglio il nostro passato, anzichè stare ad investire
soldi su iniziative senza alcun risultato ? Forse è su questo
che i nostri politici dovrebbero riflettere, ed in fretta pure.
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CARLO
164 Posts Posted - 27/10/2005 : 11:02:56
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SALVIAMO LA MEMORIA DEI CANTI CONTADINI
Intervista alla cantautrice Giovanna Marini: «Ho iniziato dal
Gargano e dal Salento. Sono melodie imperdibili».
Giovanna Marini, perch? nel '68 scelse la Puglia per cominciare la sua
ricerca musicale sul campo?
«Incontrai il mio amico Diego Carpitella al Conservatorio di Roma
e gli manifestai la mia intenzione. Fu molto chiaro. La prima cosa da
fare, mi disse, ? andare assolutamente sul Gargano e in Salento. Aveva
ragione, ho trovato un patrimonio incredibile, in quegli anni quasi
completamente inesplorato».
Cos'ha di speciale?
«Musicalmente la Puglia ? una regione che fa parte di una linea
che parte da Benevento e arriva a Lecce. Lungo questo tracciato si trovano
alcuni dei pi? singolari motivi melodici italiani. Senza contare l'impressionante
caso della musica terapeutica, composta di pizziche e tarantelle, davvero
unica in Italia. Si va dal Gargano con i brani di Andrea Sacco ripresi
da Roberto De Simone, al Salento che ha una doppia lingua (il salentino
e il griko) e, soprattutto, contempla l'utilizzo di una scala rovesciata
come nei modi musicali greci. Particolare, questo, che interessa molto
i musicisti».
Da queste parti c'? il reale rischio che alcuni importanti archivi privati
vadano perduti.
«Ma scherziamo? Non si pu?, ? come bombardare un museo. Il documento
musicale fa meno impressione se rischia di andare distrutto ma ? altrettanto
importante. Sembra meno grave perch? non lo si conosce. La Piet? di
Michelangelo ? paragonabile al bellissimo canto "Lu povero Antonuccio",
bisognerebbe cominciare a capirlo».
Occorre, dunque, maggiore divulgazione.
«Assolutamente sµ. Se tutti sapessero il valore delle testimonianze
griderebbero allo scandalo. Non ? possibile anche perch? stiamo parlando
di una sorgente di studi destinata a chi deve scrivere altra musica
dopo. A chi ci si dovrebbe rivolgere per ispirarsi se non ai padri?
T un passaggio fondamentale che non va in alcun modo trascurato».
Tratto dal sito: http://www.mondimedievali.net/Microstorie/salviamo.htm
SALVATORE
18 Posts Posted - 19/11/2005 : 19:56:01
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Leggo e rifletto.
Nel mondo esistono oltre 6000 lingue parlate , 2000 lingue scritte,
246 idiomi parlati da un'unica persona. Questi semplici dati statistici
evidenziano un grosso paradosso : in realtà le lingue minori
sono maggioritarie, superano - unite assieme - per numero di utenti
le "grandi" potenze linguistiche : inglese, cinese, arabo
e spagnolo.
L'Unione Europea ha 15 stati membri. Le lingue parlate da popolazioni
storicamente insediate nella UE però sono molto di più
e arrivano infatti a 42. La varietà linguistica appare ancora
più elevata nell'ambito dell'Europa geografica: di 67 lingue
dell'Europa solo la metà ha più di 500.000 parlanti. Metà
delle lingue parlate in Europa dunque sono cosiddette "lingue minori",
lingue meno diffuse, attorniate da "lingue maggiori" con la
loro schiacciante presenza in ogni settore della vita pubblica e privata.
Ad esclusione dell'islandese nessuna di queste lingue è lingua
ufficiale di stato.
SALVATORE
18 Posts Posted - 19/11/2005 : 19:56:20
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Le maggioranze tendono a giudicare con disprezzo le minoranze, il loro
mondo, la loro lingua, la loro cultura. Spesso anche gli appartenenti
alle minoranze vengono descritti come un po' arretrati - come se non
appartenere alla comunità linguistica della maggioranza significasse
avere un valore minore, come se ribadire la propria identità
significasse escludersi dal "progresso".
KORALLIA
18 Posts Posted - 19/11/2005 : 19:57:36
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L'immagine delle minoranze diffusa dai mass media (delle maggioranze)
in genere è molto incompleta e stereotipa. Poche idee, per dirlo
con le parole di un grande, e quelle poche storte: Le maggioranze non
sanno quasi nulle sulle minoranze, e quel che sanno frequentemente sono
notizie distorte, la solita limitazione a qualche cliché, a qualche
luogo comune, a qualche pregiudizio.
La distorsione forse più diffusa si potrebbe nominare "minoranze
& folk".
FANNY
18 Posts Posted - 19/11/2005 : 19:59:02
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Minoranze contro altre minoranze
Manca inoltre - e questo è uno dei fatti più deplorevoli
- la solidarietà fra le minoranze. Così un quotidiano
di lingua tedesca in Alto Adige scrive sempre articoli (con aspri commenti)
quando non viene applicata la lingua tedesca, o quando nell'applicazione
ci sono errori, ritardi ecc.; tace poi quasi sempre quando non viene
applicata la lingua ladina (nonostante le prescrizioni), e spesso anche
ignora le prese di posizione dei politici ladini che denunciano il mancato
rispetto della loro lingua. Quando una minoranza nella realtà
regionale è maggioranza e dal canto suo non rispetta i diritti
delle altre minoranze, tali diritti pare non esistano più. Inoltre
in Alto Adige (per fare un solo esempio) ci sono le vere e proprie campagne
di calunnia contro esponenti ladini che chiedono più diritti
(diritti che i Tedeschi dell'Alto Adige possiedono ampiamente). La minoranza
dunque lei stessa si fa antiminoritaria quando si tratta dei diritti
di altre minoranze.
SALVATORE
18 Posts Posted - 19/11/2005 : 19:59:58
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La legittima aspirazione delle minoranze a vedere tutelata la propria
specialità culturale, storica e linguistica, in altre parole
la loro "identità", costituisce espressione di rilievo
degli attuali valori della democrazia come è testimoniata dal
preciso riferimento della Costituzione ...
Nicola Mancino, "Primo rapporto sullo stato delle
minoranze in Italia", 1994.
SASA
18 Posts Posted - 19/11/2005 : 20:00:52
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Le minoranze linguistiche hanno diritto a leggi che garantiscano i seguenti
diritti:
1. Pari diritti e presenza della lingua minoritaria in tutti gli ambienti
di vita pubblica della zona in cui é parlata.
Ciò comporta la presenza della lingua minoritaria nei mass media
(televisione, radio, giornali, riviste), nelle indicazioni, nella toponomastica.
2. Insegnamento della lingua minoritaria in tutte le scuole della zona
in cui viene parlata. Inoltre la lingua minoritaria deve essere insegnata
in Università vicine quale materia linguistica e materia didattica.
3. L'uso della lingua minoritaria nell'esercizio dei propri diritti
e doveri, dunque innanzi a tutti gli enti pubblici, agli enti e alle
organizzazioni che svolgono funzioni di pubblico servizio.
4. Apposite norme per il sostegno della cultura e dei mass-media della
lingua minoritaria.
5. L'ufficializzazione della toponomastica nonché di nomi di
famiglia e dei nomi propri delle minoranze.
6. Il sostegno finanziario per la realizzazione dei punti sopra elencati
SALVATORE
18 Posts Posted - 19/11/2005 : 20:03:02
________________________________________
Dalla Costituzione Italiana
art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inalienabili dell'uomo
sia come singolo sia nelle formazioni sociale ove si svolge la sua personalità.
art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti
alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione,
di opinioni politiche, di condizioni personali e sociale. È compito
della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,
che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione
di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale
del Paese.
art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche...
MARCELLA
39 Posts Posted - 03/12/2005 : 12:12:46
________________________________________
A proposito di quanto sin qui detto da voi tutti vi invito ad effettuare
una seria valutazione, autovalutazione, autocritica, e forse qualche
mea culpa, rileggendo questa circolare per capire poi cosa veramente
è stato fatto aldilà delle parole:
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici Area
Autonomia - Ufficio X -
Lettera Circolare 29 luglio 2003, n.64
Prot. N.12242
Oggetto: Piano di interventi e di finanziamenti per la realizzazione
di progetti nazionali e locali nel campo dello studio delle lingue e
delle tradizioni culturali appartenenti ad una minoranza linguistica
(Legge 15 dicembre 1999, n.482 art. 5). A.S. 2003-04
Premessa
Le diversità linguistiche costituiscono per l'Italia e per l'Europa
una risorsa: "la tutela e la promozione delle lingue minoritarie
rappresentano un contributo importante per l'edificazione di una Europa
fondata sui principi della democrazia e della diversità culturale,
nel quadro della sovranità nazionale e della integrità
territoriale".
In Italia la Legge n.482/1999, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.
297 del 20 dicembre 1999, prevede all'art. 2 - in attuazione dell'art.
6 della Costituzione ed in armonia con i principi generali stabiliti
dagli organismi europei ed internazionali: "La Repubblica tutela
la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche,
greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale,
il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo".
La Legge introduce agli articoli 4 e 5 specifiche disposizioni in materia
di promozione della lingua delle minoranze sia come strumento di svolgimento
delle attività didattiche nella scuola materna e di insegnamento
delle discipline nella scuola elementare e secondaria di 1° grado,
sia come oggetto specifico di apprendimento nei predetti gradi di scuola.
Tali disposizioni sono, poi, integrate da quanto previsto dal Decreto
del Presidente della Repubblica 2 maggio 2001 n.345, contenente il Regolamento
di attuazione della citata Legge, e dalla legge delega n. 53/2003, che
configura il nuovo sistema educativo nazionale.
In tale contesto normativo di forte innovazione per il settore scolastico,
la presente lettera circolare, anche in considerazione della positiva
esperienza realizzata nelle scuole negli anni scolastici 2001/2002 e
2002/2003, intende proseguire, per l'anno scolastico 2003/2004, nel
sostegno a livello finanziario nazionale dei progetti elaborati dalle
istituzioni scolastiche nell'ambito dei rispettivi piani dell'offerta
formativa.
Anche quest'anno il Ministero intende evidenziare nel suo intervento
sia a livello finanziario che di diffusione, un particolare ruolo di
coordinamento nazionale, operando eventualmente a perequazione e compensazione
delle specifiche iniziative che a livello territoriale le Direzioni
regionali vorranno attuare, sempre in linea con i contenuti della citata
Legge.
Il raccordo del piano di sostegno finanziario nazionale con le programmazioni
a livello specifico territoriale sarà in ogni caso assicurato
dalla presenza di alcuni Direttori Generali degli Uffici scolastici
operanti in territori caratterizzati dalle presenze di minoranze linguistiche
nella Commissione Tecnica, ricostituita con Decreto Ministeriale n.113
del 23 ottobre 2002, preposta anche alla valutazione dei progetti presentati
dalle scuole.
In particolare, nell'esame dei progetti, la Commissione privilegerà
in modo prioritario quelli relativi a significative attività
didattiche per gli alunni, sempre accompagnate da coerenti e congruenti
interventi di formazione per i docenti impegnati nelle esperienze in
lingua minoritaria. Grande importanza sarà, inoltre, riservata
alla costituzione di reti territoriali che comprendano non solo scuole
che operano nell'ambito delle proprie minoranze, ma anche scuole nelle
quali siano rappresentate eventualmente altre minoranze linguistiche.
Le scuole, nell'elaborazione delle proposte, dovranno rapportarsi ad
uno "standard" di costi entro cui siano previste esclusivamente
spese necessarie per la realizzazione delle iniziative, tenendo sempre
conto dei criteri precedentemente esposti.
A tale riguardo, a consuntivo del biennio di finanziamenti erogati e
con i dati desunti dal monitoraggio effettuato sulle scuole destinatarie
dei finanziamenti, è emerso che:
occorre riservare un primo livello di finanziamenti a progetti consistenti
in semplici percorsi educativo-didattici che curino la salvaguardia
delle lingue e delle culture di minoranza;
occorre destinare un secondo livello di finanziamento a progetti più
"strutturati" sullo specifico insegnamento delle lingue di
minoranza, per le quali le scuole possono valutare le competenze acquisite,
rilasciando opportune certificazioni, che fanno parte della registrazione
e documentazione degli apprendimenti da far confluire nel Portfolio
prefigurato dalla legge n. 53/2003;
è opportuno il supporto finanziario alla produzione di materiali
didattici trasferibili, purché non siano connessi ad attività
editoriali.
PROGETTI ELABORATI DALLE SCUOLE
Le istituzioni scolastiche presenti nell'ambito territoriale e subcomunale
in cui si applicano le disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche
storiche, previste dalla Legge n. 482/99, sono invitate ad elaborare
progetti che integrino il proprio Piano dell'Offerta Formativa, predisposto
per l'anno scolastico 2003/2004.
In conformità con quanto previsto dalla Legge n. 482/99, i progetti
potranno prevedere l'adesione alle seguenti azioni:
studio delle lingue delle minoranze da utilizzare accanto all'uso della
lingua italiana come strumento per lo svolgimento delle attività
educative nella scuola materna e come strumento di insegnamento delle
discipline previste nel curricolo obbligatorio della scuola elementare
e secondaria di 1° grado;
studio delle lingue delle minoranze come oggetto specifico di apprendimento
nell'ambito della quota obbligatoria riservata a ciascuna istituzione
scolastica del curricolo della scuola elementare e secondaria di 1°
grado;
studio delle lingue e delle culture delle minoranze da inserire nell'ampliamento
dell'offerta formativa (orario extracurricolare), da offrire anche agli
adulti.
In particolare, le istituzioni scolastiche dovranno fornire nel progetto
i seguenti elementi informativi:
il numero dei destinatari delle attività educative o di insegnamento
e il numero di docenti della scuola impegnati nonché le modalità
di concertazione dei docenti della scuola con eventuali esperti che
impartiscono l'insegnamento della lingua minoritaria agli alunni;
le discipline comprese nel curricolo obbligatorio interessate dall'uso
della lingua minoritaria come strumento di insegnamento o di svolgimento
di attività educative (Azione A);
il numero di ore dedicato all'insegnamento delle lingue e delle culture
minoritarie in rapporto alla quota obbligatoria riservata alle istituzioni
scolastiche (Azione B);
il numero di ore dedicato all'insegnamento delle lingue e delle culture
minoritarie in orario extracurricolare (Azione C);
la produzione di materiale didattico o l'uso di materiale esistente,
in relazione ai diversi obiettivi contemplati dalla Legge;
l'utilizzo di laboratori o strumenti informatici.
Qualora l'istituzione scolastica intenda aderire all'Azione B, stabilirà
anche i tempi e le metodologie, nonché i criteri di valutazione
degli alunni e le modalità di impiego dei docenti coinvolti.
Gli obiettivi formativi devono prevedere a conclusione dei cicli di
studio il raggiungimento delle seguenti competenze:
padronanza della lingua minoritaria e conoscenze grammaticali storico-linguistiche
ad esse correlate;
conoscenze storico culturali relative alla comunità linguistico-minoritaria.
Per il raggiungimento degli obiettivi le istituzioni scolastiche potranno
valutare l'opportunità di associarsi con altri istituti scolastici
del territorio, analogamente impegnati nel campo dello studio delle
lingue minoritarie e delle tradizioni culturali ad esse connesse.
Le istituzioni scolastiche già impegnate in attività di
formazione a favore degli adulti potranno inserire nella propria offerta
formativa complessiva iniziative di approfondimento in materia di studio
delle lingue minoritarie e delle tradizioni culturali delle comunità
locali.
Le scuole alle quali sono stati assegnati i finanziamenti della legge
482/99 negli anni scolastici 2001/02 e/o 2002/2003, ai sensi della lettere
circolari rispettivamente n. 89 del 21 maggio 2001 e n. 90 del 31 luglio
2002, che volessero proporre progetti in continuità ed in eventuale
evoluzione rispetto al piano progettuale finanziario approvato a suo
tempo, sono invitate ad evidenziare i risultati ottenuti e le carenze
riscontrate, specificando gli obiettivi che si intendono proseguire
con il progetto presentato per l'a.s. 2003/04.
L'invio dei progetti da parte delle istituzioni scolastiche dovrà
essere effettuato presso il Ministero dell'Istruzione, dell'Università
e della Ricerca - Direzione generale per gli ordinamenti scolastici,
Ufficio X, V.le Trastevere 67/A - 00153 Roma, entro e non oltre il 15
settembre 2003.
Le proposte saranno prese in considerazione se corredate dai seguenti
elementi:
progetto redatto in lingua italiana e in lingua minoritaria;
nuova scheda-formulario, allegata alla presente lettera circolare, debitamente
compilata in tutte le sue sezioni (una scheda per ogni progetto);
delibera del Consiglio provinciale di cui all'art. 3 comma 1 della precitata
Legge n. 482/99.
La Commissione tecnica ricostituita con Decreto Ministeriale n.113 del
23 ottobre 2002 con il compito di offrire indicazioni per la definizione
dei criteri generali per la redazione di progetti nazionali e locali
nel campo dello studio delle minoranze linguistiche storiche e incaricata
di valutare i progetti, procederà alla selezione delle proposte
presentate, privilegiando quelle elaborate da reti di scuole e che prevedano
altri eventuali contributi da parte degli Enti locali, nel quadro di
un'ampia e consapevole responsabilità del territorio e nel rispetto
dei criteri stabiliti dalla Legge n.482/1999.
LE INIZIATIVE DI FORMAZIONE
Le istituzioni scolastiche, nell'esercizio dell'autonomia di ricerca,
sperimentazione e sviluppo potranno prevedere nell'ambito del medesimo
progetto iniziative di formazione da destinare al personale insegnante
coinvolto nel progetto, da realizzare contestualmente all'attuazione
del progetto didattico nel caso in cui nell'istituzione scolastica sia
in servizio personale docente già in possesso di competenze specifiche
nelle lingue minoritarie e che richieda ulteriori approfondimenti in
materia ed un perfezionamento delle competenze già in possesso.
Analogamente ai progetti didattici saranno prescelte le proposte provenienti
da reti di scuole anche appartenenti a minoranze linguistiche diverse.
Nella programmazione e realizzazione degli interventi formativi le istituzioni
scolastiche potranno avvalersi della consulenza e della collaborazione
delle Università e delle loro diverse articolazioni (Dipartimenti
e Facoltà), destinatarie di specifici finanziamenti previsti
dalla Legge, anche per la produzione di materiali didattici trasferibili.
RACCOMANDAZIONI FINALI
Nell'immediato futuro l'attuazione della legge n.482/1999 nel settore
scolastico dovrà trovare tutte le opportune connessioni con le
innovazioni prefigurate dalla legge n.53/2003 di riforma del sistema
scolastico.
A livello nazionale, il Ministero dell'Istruzione si impegna a predisporre
una sintetica presentazione dei progetti autorizzati e finanziati, da
inserire nello spazio specifico del sito MIUR riservato all'attuazione
della legge 482 nelle scuole.
A livello regionale o interregionale, gli Uffici scolastici regionali
dei territori appartenenti alle minoranze linguistiche storiche valuteranno
altresì l'opportunità di promuovere un ciclo di seminari
sull'importanza della Legge n. 482/99 e del ruolo educativo e formativo
delle lingue minoritarie.
L'autonomia didattica ed organizzativa e l'avvio del processo di riforma
in materia di istruzione e formazione professionale consentono, infatti,
di favorire l'apprendimento delle lingue e delle culture minoritarie
come valorizzazione del pluralismo culturale e territoriale.
Si prega di voler dare la più ampia diffusione alla presente
lettera circolare.
IL DIRETTORE GENERALE
(firmato Silvio Criscuoli)
Edited by - MARCELLA on 03/12/2005 12:15:23
MARCELLA
39 Posts Posted - 03/12/2005 : 12:22:15
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L'art.7 della legge 482/1999 prevede anche delle precise modalità
d'uso della lingua minore nell'ambito dello svolgimento delle attività
pubbliche, quale quella più simbolica, inquanto aderente al terriotrio
interessato, quello Comunale. Da voi in Grecìa i Comuni non mi
sembr che abbiano adottato nello svolgimento delle loro attività
questa lingua. Penso e spero di sbagliarmi, che forse sono rari i dipendenti
che conoscono il Griko. Gli atti comunali, le certificazioni
no vengono mai fatte in lingua. Se a questo ci mettiamo quello che è
stato fatto dalle scuole e dalla locale università, mi sembra
che piangere oggi sia alquanto tardi.
SOFIA
Italy
160 Posts Posted - 04/12/2005 : 11:35:18
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Pur non avendo molto da spartire con il Griko, la cui
realtà ed esistenza, scusate la mia eclatante ignoranza l'ho
appresa da questa discussione. Mi ha sopreso invece la determinazione
e lo spessore culturale degli interventi sin qui postati. Vorrei permettermi
di dire qualcosa anch'io, però non mi prendete subito a calci.
Secondo me e non mi riferisco al Griko, ma ai dialetti locali in genere,
prima sono stati vilipesi e contro di essi è stata allestita
una vera e propria crociata afinchè i nostri ragazzi non usassero
i dialetti, oggi tutto il contrario di ieri.
Una regolata è chiaro che ce la dobbiamo dare, non possiamo pretendere
che le nuove generazioni possano stare al passo delle nostre fisime
banderuole. Anche perchè aspetti e comportamernti di questo tipo
non sono facili da sradicare o cambiare in pochi anni.
La mia personale opinione è che la crociata contro gli idiomi
locali sia stata troppo forte, investendo anche un aspetto particolare
della nostra società, additando coloro che parlavano in dialetto
come "Cafoni", come cittadini di serie "B". Vai
a farlo capire ai genitori di oggi che forse una espressione in dialetto
non è più condannabile. Oggi assitiamo a tante mamme che
appena sentono una parola in dialetto subito a correggere e riprendere
i loro figli affinchè non usassero quel linguaggio.
Quindi la causa prima dell'abbandono è il convergere ormai verso
la lingua nazionale, la lingua unica da tutti riconosciuta non facendo
più nulla per mantenere vivo il dialetto o l'idioma locale.
Se poi ci guardiamo negli occhi senza essere presi dai soliti romanticismi
e campanilismi localistici, ci accorgiamo che la società oggi
ha proprio bisogno della lingua unica, una lingua per comunicare con
tutto il mondo, e quindi questo riduce sempre più lo spazio al
proliferare dei dialetti. Il consumismo, i normali oggetti tecnologicamente
sempre più avanzati, richiedono la conoscenza dell'inglese, per
comunicare nel mondo del lavoro è necessario l'inglese, per far
conoscere anche i propri studi le proprie ricerche in ambito culturale
è opportuna la traduzione in inglese.
Allora cari amici Griki, pur apprezzando e sentendomi vicina a voi tutti,
credendo nell'importanza degli idiomi locali, penso che ormai ci sia
poco da fare.
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Pietre e bastoni possono spezzare le ossa, ma le parole spezzano il
cuore.
Sticks and stones may break our bones, but words will break our hearts.ULISSE
Italy
28 Posts Posted - 04/12/2005 : 11:54:21
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Anch'io come Sofia di Griko proprio zero.
Dico solo che se c'è chi ha pensato bene di togliere il altino
e qualcuno sta già ipotizzando di eliminare anche il greco antico
dagli studi scolastici, non vi sembra tutto ciò proprio contro
quello che dovrebbe essere l'amore verso la tradizione culturale ?
Quindi che vi lamentate di un piccolo linguaggio, sdialetto locale che
interessa peraltro solo poche migliaia di persone, se poi manca una
vera e chiara sensibilità verso il problema nel suo più
profondo spirito. Saluti e buona domenica a tutti.
CARLO
164 Posts Posted - 10/02/2006 : 22:51:53
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Dopo aver letto queste righe attribuite a Rocco Aprile ti passa la fantasia.
"Malgrado tutto ciò - annota Rocco Aprile - nei secoli XVI
e XVII il clero greco era ancora ben rappresentato nella Grecia e non
mancarono insigni rappresentanti e profondi conoscitori delle lettere
latine e greche, come A. De Ferraris, chiamato il Galateo o Arcudio,
protopapas di Soleto, che compose il "Neon Antologhion", cioè
il breviario dei sacerdoti greco-salentini. Nello stesso secolo XVI
il sacerdote Federico Mezio di Galatina insegnava nel collegio greco
di Roma, mentre Angelo Costantino, di Sternatia, svolgeva la sua attività
di copista di testi classici. Tuttavia nel corso del secolo XVI i sacerdoti
greci furono sostituiti gradualmente da quelli latini, anche se nelle
visite pastorali dei vescovi di Otranto, troviamo citati sacerdoti di
rito greco persino nel secolo XVIII. All'inizio del seicento, ormai,
la Messa fu celebrata ovunque in latino, mentre le prediche e le preghiere
vennero recitate in italiano, anche se riuscivano icomprensibile alla
maggior parte dei fedeli che furono obbligati ad apprendere e recitare
preghiere, di cui non capivano una sola parola. Inoltre la Chiesa cattolica
post-tridentina, una volta subentrata quella ortodossa, distrusse sistematicamente
archivi, registri, elenchi, documenti di ogni genere, suppellettili.
Anche le numerose chiesette di rito greco, ricoperte spesso di preziosi
affreschi, sono scomparse quasi tutte, un pò per incuria un pò
per allargare una strada o per creare una piazza. Al loro posto vennero
costruite, a partire sempre dal XVI secolo. le grandi chiese cattoliche
dalle sontuose facciate barocche dai numerosi e ricchi altari.
In questi stessi secoli, poi, Martano e Calimera che nel cinquecento
erano le più piccole comunità della Grecìa, aumentarono
costantemente di popolazione, assumendo la fisionomia dei grandi centri
agricoli, ma con una rilevante percentuale di famiglie dedicate al commercio,
all'artigianato ed alle varie professioni. Furono proprio queste famiglie
che per prime abbandonarono l'uso della lingua greca e preferirono parlare,
anche nell'ambito domestico, il dialetto romanzo, in quanto venivano
frequentemente in contatto con persone che ignoravano il griko. Con
il passare degli anni la lingua greca si identificò sempre più
con il ceto agricolo-pastorale che costituiva d'altra parte, la stragrande
maggioranza della popolazione.
Intanto sopraggiunse l'Unità d'Italia e, con essa, la lingua
italiana negli uffici, il servizio di leva (che durava cinque anni)
e l'istruzione obbligatoria. I bambini continuarono a frequentare le
scuole gestite dai maestri che insegnavano a leggere, scrivere e far
di conto in italiano.
Il ragazzo cominciò così a considerare la lingua materna
come un ostacolo, quasi insormontabile, all'apprendimento: vide di fronte
a sè degli insegnanti che ridevano delle parole incomprensibili
e inframmezzava nel discorso, che gli ripeteva ad ogni circostanza che
il griko era una lingua "bastarda", un "greco bastardo"
e bisognava abbandonare e dimenticare il più presto possibile.
Comunque alla fine della prima guerra mondiale, la Grecìa si
presentava come un territorio compatto in cui ben poche famiglie non
parlavano e non intendevano il greco. Ma la guerra mutò improvvisamente
e radicalmente non solo la situazione linguistica ma anche le condizioni
di vita delle piccole comunità. L quasi totalità degli
uomini validi al servizio militare abbandonò per anni il paese
natìo, per andare a combattere per una "Patria" sconosciuta
e lontana. Chi, tra i nostri contadini aveva mai sentito parlare di
Trento di Trieste, del Piave, del Carso, ecc.? Essi conoscevano a stenti
i paesi limitrofi. A causa della guerra, questi uomini, per tre anni
furono costretti a vivere a oltre mille chilometri di distanza, nelle
trincee, a contatto di altri uomini, che parlavano dialetti diversi.
Dovettero prendere ordini, ascoltare discorsi, conversare in una lingua
sconosciuta. A volte i familiari dovettero corrispondere per lunghi
anni, e siccome era altissimo il numero degli analfabeti, spesso dovettero
rivolgersi all'amico, al parente, al parroco per scrivere una lettera
al proprio caro.
Naturalmente gli effetti furono devastanti perchè in quasi tutte
le famiglie si avvertì drammaticamente l'insufficienza del "griko"
per capire, comunicare e farsi intendere da chi non apparteneva alla
comunità.
Dopo la Guerra, il Fascismo, facendosi interprete delle più grossolane
teorie nazionalistiche, nemmeno discusse dell'esistenza delle minoranze
etnico-linguistiche che, con l'annessione di nuove provincie, erano
aumentate di numero e di importanza. Un regime che
proclamava la purezza della razza, era naturalmente portato ad opprimere
le minoranze. Certo, i greci nel Salento non subirono le persecuzioni
e le vilenze a cui furono sottoposti gli alloglotti dell'Italia settentrionale,
ma fu proprio durante il ventennio fascista che, mediante la scuola,
la radio e i giornali, si portò a compimento quel processo di
smantellamento del "griko" già iniziato alla fine dell'ottocento.
La Seconda guerra mondiale ripetette, in sostanza, la situazione della
Prima. Ma più che la guerra pesò sulle sorti della Grecìa
il dopoguerra, duro e triste per il Mezzogiorno. La fame, la disoccupazione,
l'avvenire senza speranze spinsero migliaia di persone a emigrare all'estero,
o nelle grandi città del nord oppure a intraprendere la carriera
militare. Fu una vera e propria emorragia, che lasciò dissanguati
tutti i comuni della Provincia di Lecce, ma in particolare quelli della
Grecìa situati nella parte più arida e povera del Salento.
Inoltre, per ragioni di studio, ogni anno centinaia di giovani abbandonarono
i nostri paesi per frequentare le università del nord (un fenomeno
che dura ancora) e una volta conseguita la laurea, spesso non tornavano
nei paesi di origine.
Si creò così negli anni 1950-1970 una situazione paradossale:
si vedevano in giro, per le vie dei paesi salentini, soltanto vecchi
e bambini, mai uomini o giovani tra i venti e i quarant'anni. Al dissesto
provocato dall'emigrazione, si aggiunse negli stessi anni l'effetto
dei mass-media, dei giornali, della scuola. Nel giro di pochi decenni
la percentuale degli ellenofono si abbassò paurosamente ed il
griko restò confinato nelle mura domestiche, parlato solo dalle
persone anziane. Ai bambini s'insegnò a parlare esclusivamente
in italiano, specie presso le famiglie più indigenti, avendo
cura di far ignorare del tutto l'idioma che per tanti secoli era stato
l'orgoglio della popolazione grecanica.
La situazione non è cambiata nell'ultimo ventennio. Malgrado
gli appelli, i convegni, l'interesse di persone colte, il alvoro profuso
da tanti studiosi nel raccogliere e trascrivere canti anonimi ecc. la
percentuale dei parlanti "Griko" si è ulteriomente
abbassata e ormai ora viene parlato solo in casa e dagli anziani. Si
assite, quindi, in questi anni alla conclusione di quel processo di
dissolvenza della grecità iniziato già da oltre un secolo
e quindia alla definitiva scomparsa di un patrimonio culturale irripetibile,
che cessa di appartenere al popolo per divenire oggetto di studio per
pochi."
alfamaraki
7 Posts Posted - 22/02/2006 : 19:29:47
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Se qualcuno nel commemorare una frase storica di Emmanuel Kant e traducendola
in 39 lingue ha utilizzato anche la lingua "Grika" qualcosa
vorrà dire. Ma guarda caso il tutto viene sempre dal di fuori
del territorio e dalle istituzioni della Grecìa Salentina.
Nel bicentenario della morte del filosofo Immanuel Kant ne vogliamo
celebrare la memoria riportando la sua più celebre frase espressa
in 39 lingue
Deutsch - der bestirnte Himmel über mir, und das moralische Gesetz
in mir
Albanian - qielli plot yje mbi mua, ligji moral tek mua
Aragones - o zielo estrelato que ye denzima de yo y a lai moral que
bi ha en yo
Asturian - el cielu estrelláu sobre min y la llei moral en min
Basque - zeru izartsu hori nire gainean eta lege moral hau nire baitan
Brazilian Portuguese - o céu estrelado sobre mim e a lei moral
dentro de mim
Bresciano - le stele sura de me, la les deter de me
Breton - an oabl steredennek a-us din, ha reizh ar vuhez vat em diabarzh
Bùlgnais - al zîl starlén par d vatta da mé,
e la laZZ morèl in mé
Calabrisu - lu cielu stillatu supa di me,la morali dentru di me
Catalan - el cel estelat sobre mi i la llei moral en mi
Croatian - zvjezdano nebo nadamnom, i moralni zakon u meni
Danish - stjernehimlen over mig, og den moralske lov inde i mig
Dutch - een hemel vol sterren boven mij, en de morele wet in mij
English - the starry sky above me and the moral law within me
Español - el cielo estrellado que está sobre mí
y la ley moral que hay en mí
Esperanto - la stelplena cxielo sur mi kaj la morala legxo en mi
Finnish - tähtitaivas pääni päällä ja
moraalilaki sisälläni
Flemish - een hemel vol sterren boven mij, en de morele wet in mij
Français - le ciel étoilé au-dessus de moi, et
la loi morale en moi
Gallego - o ceo estrelado sobre min, a lei moral en min
Griko Salentino - i ajèra m'astèria anu 'ss'emèna,
i legge morale cessu 'ss'emèna
Hungarian - fölöttem a csillagos ég, bennem meg az
erkölcsi törvény
Italiano - il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me
Judeo Spanish - la estreyeriya sovre mi i el din moral en mi
Latinus - caelum sideribus ornatum super me, moralis lex in me
Limburgian - den hiemel ên de stêrre boëve m'n heed,
de wèt ên de gebojje onder me kleed
Lumbàrd - el ciel pien de stell a sora a mi e la legg moral de
denter
Mantuàn - al cel con le stele ‘d sorvia da mì, la
lege moral dentar da mì
Mudnés - al zèl pìn ed stràlli lasò
e dèinter tòtt i mè prinzèppi morèl
Napulitano - 'o cielo chino 'e stelle ncap'a mmé e 'a legge murale
int'a ddu mé
Papiamentu - e shelu yen di strea riba mi i e lei moral den mi
Piemontès - ël cel ësteilà dzora mi, la lèj
morala an mi
Polski - niebo pelne gwiazd nade mna, prawo moralne we mnie
Portuguese - o céu estrelado sobre mim e a lei moral em mim
Romagnolo - e zèl stilèd dint'me, la lèz muréla
ciòura ad me
Romanesco - er cielo stellato sopra a me, la legge morale dentro
Siciliano - u cielu stellatu supra a mia, a liggi morali in mia
Veneto - el çelo stelà sora de mi, la lexe morale rento
de mi
Zeneize - o çê stellòu de d'äto a-a mæ
testa, a leze morale drento de mi.
Tratto dal sito Dell'Istituto Linguistico Campano.
http://www.ilc.it/bicentenario.htm
DANIEL
Greece
70 Posts Posted - 25/10/2006 : 11:51:22
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Bellissima Doamanda, da cento milioni di euro.
Riscontro leggendo un pò sul vostro forum, nonchè per
quel poco che sono di griko, che esistono due correnti diametralmente
opposte in continua lotta tra di loro.
La prima che dice che il griko è vivo ancora, non solo e che
è una lingua con la quale si può discutere di tutto sfatando
l'opinione un pò generale che sia una lingua parlata solo dai
contadini quindi da gente poco colta e quindi priva di vocaboli da permettere
ogni tipo di discvussione.
La seconda ccorrente invece rileva il decesso clinico di questa lingua.
L'encefalogramma è piatto anche se qualche funzione dell'organismo
risulta ancora in vita, ma il cervello purtroppo è fritto. Poi
asseriscono la povertà lessicale dell'idioma che non consente
di poter affrontare tematiche culturali o di una certa rilevanza.
Queste due tesi potrebbero essere una buona cosa se veramente portate
avanti con convinzione e determinazione con una fattiva partecipazione
da parte dei grecofoni. Purtroppo non è così. Le due tesi
sono abbandonate a se stesse e nessuno gliene frega più niente
sia dell'una che dell'altra. Il popolo salentina ha riscoperto la pizzica,
ne ha fatto il proprio simbolo culturale ed investe solo in quel settore.
le presenze turistiche sono in aumento, il baraccone della taranta (musicale)
pare che sta avendo consensi e riconoscimenti un pò in giro per
il mondo e quindi tutti si sono buttati a capofitto in questo nuovo
filone che peraltro è un buon serbatoio di finanziamenti pubblici.
La nostra realtà locale quindi sta vivendo un momento particolarmente
tormentato, dove riuscire ad individuare la giusta strada è ogni
giorno di più impervio. La situazione che si è venuta
a determinare è tale che sta generando grande confusione soprattutto
a tutta quella gente che di cultura ha sempre masticato poco. Per i
soggetti dotati di vera cultura il fenenomno Taranta viene respinto
lamentando indifferenza verso il oro mnodo di fare cultura. Dicono che
le risorse vengono tutte destinate alla taranta e che di loro non se
ne impipa nessuno. Vengono definiti opportunisti dell'0ultima ora tutti
i politici locali che nelle grandi manifestazioni musicali della taranta
sono i primio a sfilare e a farsi notare quali veri protagonisti della
rinascita culturale salentina.
Per la miseria, dico solo che siamo stati capaci di metterci in un vicolo
cieco dove non s'intravede una vera via di fuga.
Ora riuscire a dare un torto o una ragione sicuramente potrebbe sembrare
difficile ed in effetti lo è. E per uscire fuori da questo marasma
forse l'applicazione del buon senso potrebbe essere la solita ottima
via d'uscita.
Cominciate a parlarvi, a farvi capire, a dimostrare tangibilmente tutti
i punti di forza e di debolezza delle vostre due tesi. Però smettetela
di farvi la guerra che poi si rileva controproducente per la gente salentina.
Voi politici invitate di più i grandi signori della cultura e
qualche volta dategli un pò più di retta e voi signori
della cultura, qualche volta cercate di scuotervi da dosso un pò
di naftalina.
Speriamo bene.
LORDBYRON2005
Greece
24 Posts Posted - 27/10/2006 : 09:07:57
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Forse una buona risposta sta proprio in quel salotto griko che è
stato realizzato ieri sera e che si dice che sia riusacito bene.
Quindi il futuro del griko sta proprio lì, nelle piccole e buone
iniziative che riescano a coinvolgere quanta più gente possibile,
rendendo ovviamente sempre più credibili i relativi organizzatori.
"Amo i miei eroi pieni di passione, in fondo mi assomigliano."
LAKY
Italy
76 Posts Posted - 28/10/2006 : 11:34:23
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Leggo sempre con moltoi interesse tutto ciò che è il dileggio
lessicale sulla salvaguardia di un idioma. Vi dico subito perchè.
Spesso la gente viene spinta da un impeto emotivo, emozionale per il
fatto di sentirsi appartenere a quel ceppo linguistico.
Cerca in ogni modo di far sentire l'importanza dell'appartenere ed in
particolare dell'esserci. ma solo quando il tutto è morto e sepolto.
Durante il cosiddetto "durante" poco se ne è impipato
di ciò che intorno altri suoi simili, della sua stessa terra,
con la sua stessa lingua, stavano facendo in danno di secoli di cultura.
Si ricorda solo quando è ormai tardi, adducendo motivazioni di
facile presa, basta prendersela con la scarsa lungimiranza e a volta
incomprensibile stupidità di alcune scelte politiche, per dare
addosso al Politico. Il politico oggi mi sembra più l'unture
manzioniano. Il capro espiatorio di una società che ancora crede
che le problematiche possono essere risolte solo da chi ne detiene il
potere.
Poveri stupidi. Non i politici, ma coloro che ai politici avrebbero
dovuto tirare le vesti, e qualche volta anche le orecchie. Invece in
questi ultimi decenni la gente ha imparato solo a criticare a spada
tratta contro chiunque solo per il gusto diu farlo senza mai impegnarsi
sertiamente e costruttivamente. Infine ritengo che l'ancestrale apatia
della nostra gente, l'indifferenza e la diffidenza cronica abbiano poi
fatto il resto.
Quello che rersta è solo fare uno sforoz, come peraltro mi sembra
sia stato già detto da qualcun'altro, facciamo in modo che questa
cultura possa almeno finire dignitosamente sugli scaffali delle nostre
biblioteche a memoria futura.
DANIEL
Greece
70 Posts Posted - 05/11/2006 : 18:38:02
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Il futuro del Griko è proprio in voi tutti che ne parlate.
Già il fatto che qualcuno ha del tempo da dedicargli, anche se
sporadicamente su un forum, vuol dire che il griko non è morto.
Per questo è opportuno che chi ci crede veramente deve rimboccarsi
le maniche e fare qualcosa.
Ma qualcosa finalmente di serio e costruttivo senza perdere più
tempo, anche perchè mi sa che di tempo non ne è rimasto
molto.
SALLY
74 Posts Posted - 06/11/2006 : 23:23:24
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La partecipazione a questa discussione mi sembra quasi tutta concorde
nel trovarsi d'accordo contro l'operato dei politici ed in parte verso
l'apatia di coloro che alle prime avvisaglie di maltempo si sono rinchiusi
nelle loro case tappandaosi dentro, senza nemmeno guardarsi fuori.
Visto che le considerazioni espresse nella maggior parte concordano
in questo, perchè allora non cercare di far uscire gli apatici
da casa e far capire ai politici che è ora di cambiare strada
?
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