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Noti greci del secolo non sono stati solo la
grandissima
Maria Callas o Costas Gavras, Theo Anghelopulos, Nikos Kasangiakis,
Odisseo Elitis, Yorgos Seferis, Yannis Ritsos, Maria Faranduri, Irene Papas
e Melina Mercuri, ma anche Mikis Theodorakis. La persona di Theodorakis
rispecchia la Grecia stessa in tutte le sue sfaccettature. Ne esprime e ne
trasfigura l'essenza profonda, l'anima che è poi l'anima dell'Europa,
l'essenza dell'Occidente. Perennemente in bilico tra passato e presente, tra
identità e differenza, Mikis Theodorakis ha costruito senso e valori
attraverso la poesia, attraverso la bellezza della sua opera.
Nato il 29 luglio 1925 nell'isola greca di Chio da padre di origine cretese
e da madre di origine greco-anatolica, da piccolo segue il padre, impiegato
pubblico, nei trasferimenti in diversi centri delle isole egee, del
Peloponneso e della Terraferma. Nel 1943, in piena occupazione italo-tedesca,
è ad Atene dove inizia gli studi musicali al conservatorio dell'Odeion, e
prende contatto con la Resistenza, cui è già legato da quando risiedeva a
Tripoli di Arcadia, e per la quale combatte subendo arresti e torture.
Partecipa poi alla guerra civile (1946/1949) nelle file dei "ribelli".
Theodorakis conosce i campi di concentramento, compreso quello famigerato
sull'isola di Macrònissos, e la deportazione a Icarìa. In questo periodo
contrae la tubercolosi. Nel 1950, messo in libertà, si diploma al
Conservatorio dell'Odeion, e completa il servizio militare. Comincia a
comporre e a farsi conoscere in patria come nuovo talento della musica
greca. Nel 1953 un suo balletto sinfonico, "Carnaval", viene rappresentato
all'Opera di Roma.
Grazie a una borsa di studio si trasferisce a Parigi. Qui compone pezzi
sinfonici, musiche per balletto e per film, gira per Mosca e Londra, dove
acquista una certa notorietà, tanto da permettersi di fondare un'orchestra
sinfonica e, contemporaneamente, di misurarsi con la canzone popolare greca,
la cui ricchezza musicale, accumulata attraverso una lunga e complessa
tradizione, gli sembra straordinaria ma menomata da una deludente povertà
sul lato dei testi. Sceglie perciò un autentico poeta, Yannis Ritsos, suo
compagno di prigionia a Macronissos, che già negli anni '30 aveva
sperimentato lingua, stili e metrica popolari e mette in musica - usando
umili ritmi di ballo - otto parti di un suo poema del 1936, "Epitafios"
("Venerdì Santo"), dove una donna del popolo, una madre come la Madonna,
piange il figlio ucciso durante una manifestazione di lavoratori.
Da quel momento (1960) Mikis Theodorakis si colloca al centro del
rinnovamento della vita musicale, artistica e culturale della Grecia, un
paese poverissimo uscito indenne da varie peripezie fra cui la sanguinosa
guerra civile. Purtroppo a causa del colpo di stato militare del 21 aprile
1967 la sete di serenità e bellezza del popolo greco dovranno aspettare
ancora a lungo. Sono anni in cui il compositore produce moltissimo, anche
per il cinema. Importanti le colonne sonore dei film "Fedra" di J. Dassin, e
del suo capolavoro, quel "Zorba il Greco" (regia di Cacoyannis), la cui
musica meravigliosa lo innalzerà a fama internazionale e imperitura.
L'avvento della dittatura dei colonnelli nel 1967 trova Theodorakis
rivestito di un ruolo indiscusso nel rinnovamento culturale e politico. È
presidente del movimento giovanile Lambrakis e deputato dell'EDA, il nuovo
partito della sinistra Greca (il partito comunista è fuorilegge dagli anni
della guerra civile). L'artista si schiera contro i colonnelli: dopo pochi
mesi passati in clandestinità viene arrestato, condotto nel carcere Avèroff,
poi detenuto nelle carceri di Korìdallos, mattatoi di molti suoi compagni di
lotta, come Andreas Lentakis.
La sua notorietà internazionale gli risparmia la vita: viene confinato agli
arresti domiciliari prima a Vrachàti, dove ancora oggi Mikis ha una
residenza, e poi nel villaggio di Zàtuna, sui monti dell'Arcadia. E'
sottoposto a stretta sorveglianza di polizia; intimidazioni ed umiliazioni
coinvolgono la sua stessa famiglia, la moglie Mirtò, il piccolo figlio
Yorgos e la figlia Margarita. La sua musica è proibita, ma clandestinamente
circola: è la voce della Resistenza.
Una campagna di pressione internazionale, che riesce a coinvolgere il
Consiglio d'Europa, reclama la sua liberazione, che però arriva solo nel
1970, dopo un altro periodo di carcere a Oropòs e di ricoveri in ospedali
per i continui scioperi della fame ad oltranza. Da quel momento tutta la sua
musica e la sua persona sono votate, in giro per tutti i paesi del mondo,
alla libertà della Grecia. Alla caduta della Giunta militare nel 1974 la
festa del popolo non esprime né ferocia né vendetta, ma è una festa di
musica e canto, intorno a Theodorakis e ad una generazione nuova di autori e
di cantanti cresciuta nell'opposizione alla dittatura.
Anche nelle carceri Mikis riesce a comporre, protetto dai suoi compagni di
prigionia: nascono "Mitologia", "Il sole e il tempo", "Epifania seconda" e
"Stato d'assedio". Nel confino di Vrachàti compone "Canzoni per Andrea",
"Notte di morte" e, nel confino di Zàtuna, i dieci cicli di "Arcadia".
Nell'esilio nascono "Canto General" dall'incontro col poeta cileno Pablo
Neruda, il ciclo "All'Est", "18 distici popolari per la patria triste", sui
versi di Yannis Ritsos, ed altre musiche per film, tra le quali "Z - L'orgia
del potere" e "L'Amerikano" di Costa Gavras. Ma sua è la musica di un film
molto conosciuto dalle platee occidentali: "Serpico" di Sidney Lumet (1973,
con
Al Pacino). Dopo il ritorno la sua presenza politica continua ad essere
rilevante. Forte della limpidezza e dell'autorevolezza del suo passato
lavora per la conciliazione tra i Greci, come aveva già fatto dopo la guerra
civile, quando aveva composto "Le canzoni per il fratello morto". Ancora
lunghe saranno, da questo punto di vista, le sue vicissitudini politiche,
attirandosi gli strali di rito quando oserà appoggiare il centro-destra
contro una sinistra che gli sembrerà ben orientata ad una svolta autoritaria
(il riferimento è al governo Papandreu).
Theodorakis ha sempre continuato a lavorare nonostante gli anni e la salute
malferma: tuttora compone e tiene concerti in tutta Europa. Oggi Theodorakis
è la più consapevole, profonda ed estesa voce della Grecia contemporanea.
Malgrado l'età continua ancora a militare guardando avanti, perché in gioco
c'è l'intera anima della Grecia, patrimonio di tutti e che rischia di
dissolversi nell'omologazione o nella cristallizzazione.
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